Dopo la sua partenza, la casa divenne una tomba di silenzio. La sua stanza rimase esattamente come l’aveva lasciata, come se aspettasse il suo ritorno. Ogni anno, per il suo compleanno, preparavo una piccola torta e accendevo una candela, anche se lui era lontano. Era il mio modo di non dimenticare, di continuare ad amarlo nonostante la sua assenza. Il tempo passò e imparai a convivere con il vuoto, ma mai con l’oblio. Mi ero rassegnata a non rivederlo mai più, per non soffrire il dolore della speranza.
Poi, un pomeriggio, sentii bussare alla porta. Quando aprii, lo vidi. Più alto, più maturo, ma con lo stesso sguardo del bambino che era cresciuto. In un istante, tutti quegli anni di separazione svanirono. Mi strinse tra le braccia e pianse a lungo, come se liberasse tutto ciò che aveva represso per così tanto tempo. E disse qualcosa che non dimenticherò mai: “Ti ho pensato ogni giorno”.