Clara strinse la presa e tornò verso la camera da letto, con passi ora fermi e decisi.
Lei sollevò la scopa—
E proprio in quel momento una voce la chiamò da dietro.
“Chiaro?”
Si volta.
Suo marito rimase lì in piedi, uscendo dalla stanza del figlio, con i capelli spettinati, ancora mezzo addormentato.
Gli è bastato un secondo per capire cosa stessi vedendo.
Clara, con la scopa in mano.
La porta della camera da letto è aperta.
Tranquillo.
“Clara, aspetta!”
Si precipitò in avanti e le afferrò il braccio prima che potesse sferrare il colpo.
«Lasciatemi andare!» urlò, con la voce rotta dall’emozione.
“Per favore, ascoltatemi!”
“Ascoltare cosa?!”
Lei si dimenava, ma lui la teneva stretta – non le faceva male, ma si rifiutava di lasciarla andare.
“Mateo!” urlò. “Svegliati!”
Un attimo dopo, comparve il figlio, confuso e assonnato.
E dietro di lui—
La Ragazza.
Lo stesso.
Clara sentì di nuovo qualcosa dentro di sé frantumarsi, ma questa volta in modo diverso. Non solo rabbia. Qualcosa di più pesante, più complesso.
“Mamma…?” disse Mateo a bassa voce.
Per un attimo nessuno parlò.
Clara abbassò lentamente la scopa.
Suo marito le lasciò delicatamente il braccio.
«Sediamoci», disse a bassa voce.
Si trasferirono in soggiorno.
Clara sedeva rigida, con lo sguardo fisso davanti a sé. Mateo e la ragazza sedevano vicini. Suo marito rimaneva teso.
Il silenzio era denso.
Finalmente Klara parlò.
“No. Prima… dimmi chi è.”
Mateo deglutì.
“Lei è la mia ragazza.”
La parola aleggiava nell’aria.
“E… è bagnato.”
Tutto è cambiato.
Clara sbatté le palpebre, cercando di elaborare la notizia.
“Quanto sei arrivato lontano?”
“Due mesi.”
Si appoggiò allo schienale e si sistemò il peso.
Poi fece suo marito.
“Lo sapevi?”