«Quella sera era l’ultimo compleanno di mia madre», sussurrò la giovane donna, con le lacrime che le rigavano il viso. «È morta quella settimana. Quella tortina che mi hai comprato è stata l’ultima cosa che ha mangiato. Mi hai dato la possibilità di vedere il suo sorriso un’ultima volta prima che se ne andasse.»
Non riuscivo a dire una parola. Mi sono coperta la bocca con la mano e le lacrime mi scorrevano inarrestabili sul viso.
Prese la piccola scatola bianca dal bancone, me la porse e mi strinse calorosamente la mano.
“Non devi pagare oggi”, disse sorridendo tra le lacrime. “Abbiamo saldato quel conto quindici anni fa. E non dovrai più preoccuparti di sentirti sola per il tuo compleanno. Finché la mia pasticceria sarà qui, avrai sempre un posto dove tornare a casa.”
Lì, immersi nel profumo di vaniglia fresca, ci siamo abbracciati di nuovo. Ma questa volta, non come un bambino disperato e uno sconosciuto, bensì come due anime per sempre unite da quell’invisibile istante di luce nel supermercato.