1. Tilapia
Lo sapevate che, per certi aspetti, mangiare tilapia è peggio che mangiare pancetta? Infatti, secondo uno studio del 2008 pubblicato sul Journal of the American Dietetic Association, il passaggio a un consumo maggiore di pesce d’allevamento come la tilapia sta portando a diete altamente infiammatorie.
Secondo i ricercatori della Wake Forest University School of Medicine, la tilapia è uno dei pesci più consumati in America. Il problema? Contiene livelli molto bassi di acidi grassi omega-3 benefici e, cosa forse ancora peggiore, livelli molto elevati di acidi grassi omega-6 infiammatori.
Il mantenimento di livelli elevati di infiammazione nell’organismo può peggiorare i sintomi delle malattie autoimmuni e può essere collegato a patologie croniche come malattie cardiache, cancro e diabete.
Se proprio dovete mangiare questo pesce, evitate la tilapia proveniente dalla Cina, dove le pratiche di allevamento sono particolarmente preoccupanti. Fonti migliori sono gli Stati Uniti, il Canada, i Paesi Bassi, l’Ecuador e il Perù.
Naturalmente, il tilapia pescato in natura è preferibile al pesce d’allevamento, ma è molto difficile da trovare.
1.1 Merluzzo atlantico
Il problema del merluzzo atlantico riguarda più l’ambiente e le popolazioni ittiche che la salute umana. Questa specie è stata oggetto di pesca intensiva per oltre mille anni e, alla fine degli anni ’90, la pesca è collassata. Sebbene la pesca del merluzzo atlantico si sia ridotta significativamente da allora, la popolazione ha faticato a riprendersi. Gli esperti concordano sul fatto che il collasso della pesca abbia causato cambiamenti duraturi nella rete trofica del Nord Atlantico e che la specie sia ora classificata come vulnerabile all’estinzione.
2. Pesci piatti atlantici (ippoglosso, platessa e sogliola)
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