La sala conferenze di Harrison & Cole si trovava a quarantadue piani sopra Manhattan, avvolta da vetrate e pioggia. L’acqua rigava le finestre con linee inquiete, offuscando lo skyline in qualcosa di freddo e argenteo, come se la città stessa non volesse assistere a ciò che stava per accadere.
All’interno, ogni dettaglio era curato alla perfezione. Il tavolo in mogano brillava sotto le luci a incasso, le poltrone in pelle emanavano un profumo di pregio e di antico, e nell’aria aleggiava un lieve retrogusto amaro di caffè stantio, come l’ultimo respiro di una lunga discussione.
Emily sedeva a un’estremità del tavolo, con le mani elegantemente incrociate in grembo. Indossava un semplice maglione color crema, pantaloni neri e nessun gioiello, nemmeno la fede nuziale che un tempo le era sembrata più pesante dell’oro.
Da lontano sembrava calma. Ma calma non era sinonimo di illesa, e il silenzio dentro di lei non proveniva dalla pace.
Era dovuto alla stanchezza.
Di fronte a lei, Ethan Carter controllò l’orologio per la terza volta in meno di due minuti. Aveva esattamente l’aspetto che i giornali finanziari tanto amavano: mascella definita, impeccabile abito blu scuro, orologio d’acciaio costoso e una sicurezza così smagliante da sembrare quasi studiata a tavolino.
Vanessa sedeva accanto a lui, con le gambe lunghe accavallate e un cappotto firmato rosa pallido drappeggiato sulle spalle come un trofeo. Alzava a malapena lo sguardo dal telefono, anche se di tanto in tanto le labbra le si incurvavano in un piccolo sorriso privato, di quelli che lasciano intendere che si sente già vincitrice.
Due avvocati sedevano accanto a lui, uno per lato, sebbene solo uno dei due sembrasse minimamente a suo agio. L’avvocato di Ethan continuava a sistemare i documenti davanti a lui con eccessiva cura, come se la precisione potesse rendere l’aspetto disordinato della stanza più legale e meno umano.
L’avvocata di Emily, una donna anziana con i capelli argentati e lo sguardo penetrante, le lanciò un’occhiata. Emily annuì debolmente.
Questo è bastato.
«Non vogliamo tirare per le lunghe», disse infine Ethan, porgendole i documenti del divorzio con due dita. Il suo tono era disinvolto, quasi annoiato, come se stesse consegnando un menù per il pranzo invece della formale conclusione di un matrimonio.
Il pacco si fermò davanti a Emily con un leggero fruscio contro il legno. In cima alla prima pagina, a caratteri cubitali e inequivocabili, campeggiava la scritta: Scioglimento del matrimonio.
Emily lasciò che il suo sguardo si soffermasse sul titolo per un lungo istante. Poi alzò lo sguardo verso di lui.