«Se il mio stile di vita ti dà fastidio, puoi fare le valigie e andartene da casa mia, vecchia ficcanaso», sogghignò Tyson, appoggiandosi allo schienale della sedia, stringendo una bottiglia di birra ghiacciata e poggiando i suoi stivali infangati contro il tavolino da caffè in mogano che stavo pagando da oltre dodici lunghi mesi.
La musica in salotto era così alta che le finestre tremavano, ma il silenzio di mia figlia Shelby è stato quello che mi ha fatto più male. Non ha nemmeno alzato lo sguardo dal suo smartphone mentre suo marito mi insultava davanti ai suoi amici rumorosi, che ridevano della sua crudele battuta.
Mi chiamo Joanne Miller, ho sessantadue anni e vivo in un tranquillo sobborgo di Henderson, in Nevada, dove il vento del deserto porta con sé gli echi di innumerevoli segreti. La casa in cui Tyson ha deciso di umiliarmi non l’ho ereditata né mi ci sono imbattuta per caso, e di certo non mi è piovuta dal cielo.