PARTE PRIMA – LO SPOSO ABBANDONATO
Nel giardino della tenuta Rosewood, appena fuori New York, traboccante di rose bianche e con oltre trecentocinquanta tra gli ospiti più potenti della città, l’uomo che un tempo aveva fatto tremare l’intera malavita sedeva su una sedia a rotelle, in attesa della sua sposa.
Sebastian Corsetti, ex boss mafioso che si era lavato le mani della violenza e si era reinventato come miliardario del settore immobiliare, sedeva in un impeccabile abito nero, con il luccichio del fiume Hudson appena visibile oltre le siepi ben curate. Tre anni prima, un proiettile sparato da un nemico gli aveva trapassato la colonna vertebrale in un ristorante di Little Italy, portandogli via le gambe ma non riuscendo a rubargli l’impero.
Oggi avrebbe dovuto essere il giorno più felice della sua vita.
Il quartetto d’archi suonava sotto un baldacchino bianco. Senatori, amministratori delegati, gestori di hedge fund e magnati della finanza bisbigliavano sorseggiando champagne. Un gruppo di influenti personaggi newyorkesi, giudici e membri di famiglie benestanti occupava le file di sedie bianche disposte sul prato. Il personale in uniforme nera si muoveva silenziosamente tra gli ospiti.
La sposa non si è presentata.
Sono passati trenta minuti. Poi un’ora. Poi due.
Il mormorio cominciò a diffondersi nel giardino come un fuoco basso che si propaga in un campo arido. Sebastian percepì il cambiamento con la stessa chiarezza con cui percepiva un calo di temperatura.
«Poverina», sussurrò qualcuno da dietro un ventaglio dipinto a mano.
“Dopo quel tentato omicidio, i soldi non possono comprare gambe nuove.”