La neve cadeva fitta su Tan, un villaggio dimenticato nella regione dell’Alsazia, in quel giorno del 14 gennaio 1943. Il silenzio era rotto solo dallo scricchiolio degli stivali tedeschi sul ghiaccio e dalle grida soffocate delle donne trascinate fuori dalle loro case. Non c’era nessun grido, nessuna resistenza, solo il terrore silenzioso di coloro che sapevano che quella notte avrebbe cambiato tutto per sempre.
Tra i prigionieri c’era Marguerite Roussell, di tre anni, incinta di sei mesi. Non apparteneva alla resistenza, non nascondeva armi, non trasmetteva informazioni. Era solo una sarta che viveva da sola da quando il marito Henry era scomparso al fronte nel 1940, ma qualcuno lo aveva denunciato e, sotto l’occupazione tedesca, una denuncia era sufficiente.