Nella sala di controllo, Emilio sedeva davanti agli schermi. Questi mostravano la cucina, l’ingresso, il soggiorno, il corridoio al piano superiore, il giardino e persino il parco giochi. Per qualche minuto, tutto sembrò normale. Rose sparecchiò la tavola, le ragazze fecero colazione e il personale era impegnato come al solito.
Poi l’ultimo dipendente se ne andò. La porta si chiuse. E Patricia apparve in salotto.
La sua espressione cambiò improvvisamente: la dolcezza svanì, lasciando il posto a una palpabile freddezza, severità e impazienza.
Sul tappeto, Ellie stava leggendo un libro, con Maddie accanto a lei che stringeva un coniglietto di peluche. Patricia si avvicinò e disse: “Vi ho già detto di sedervi qui!”. Le bambine sobbalzarono. Non era la prima volta, ma sembravano riconoscere un tono che avevano sentito fin troppo spesso.
Ellie chiuse velocemente il libro. Maddie abbassò lo sguardo. Patricia strappò il coniglietto di peluche dalle mani della figlia più piccola e lo gettò sul divano. “Sono stanca di ripetermi. Quando tuo padre non c’è, devi fare quello che ti dico la prima volta.”
Emilio rimase immobile. Le sue figlie non sembravano solo rimproverate. Sembravano terrorizzate. E questo gli fece gelare il sangue.
Rose intervenne e tutto cambiò.
Rose entrò cautamente nella stanza, probabilmente attratta dalla voce di Patricia. Non alzò la voce, non sfidò nessuno. Si limitò a stare in piedi, con delicatezza, vicino alle ragazze. “Signorina Patricia, le ragazze non hanno fatto niente di male.”
La risposta fu devastante: “Ti ho chiesto la tua opinione? Resta dove sei.” Rose abbassò lo sguardo e si fermò. Nel frattempo, Ellie aveva già preso la mano di Maddie. Emilio osservò quel gesto più di ogni altro: due sorelle che si abbracciavano istintivamente, come se sapessero già cosa stava per succedere.