Alla fine della cena, la mia futura suocera ha detto qualcosa in italiano al mio fidanzato, ed entrambi hanno riso. Io sono rimasta calma, ho sorriso, le ho preso la mano e poi ho parlato in un italiano perfetto.
Il messaggio è arrivato alle 23:22 di martedì sera, la sera prima del mio matrimonio.
Ero seduta sul bordo del letto d’albergo, avvolta nella mia vestaglia bianca, un bicchiere di prosecco che lasciava una lenta traccia di condensa sul comodino, il telefono appoggiato sulle ginocchia. Mia sorella Daniela dormiva dall’altra parte della stanza, respirando con il ritmo profondo e regolare di chi non avrebbe motivo di essere altro che in pace.
L’abito era appeso dietro la porta del bagno nella sua custodia, pesante, bianco e vero, e tutta la stanza profumava delle gardenie che Marcus aveva mandato con un biglietto che diceva: “Domani potrò chiamarti mia moglie”.
Poi è arrivato il messaggio. Una sola riga.
Domani sera mia madre offre una cena prima delle prove. È una tradizione di famiglia. Le farebbe molto piacere se fossi presente. Vieni da solo.
Ho fissato lo schermo così a lungo che si è oscurato e ho dovuto toccarlo per riattivarlo.
Vieni da sola. A casa di Juliana Ferretti, la sera prima del mio matrimonio. Senza Daniela. Senza i miei amici. Senza nessuno della mia famiglia. Solo io e sua madre e qualunque cosa avesse deciso di dirmi prima che entrassi ufficializzare a far parte della sua famiglia.
Ho appoggiato il telefono a faccia in giù sul comodino, accanto al biglietto con la gardenia.
Avevo trentadue anni, la notte prima di diventare sua moglie. Avevo trascorso due anni seduta al tavolo di Juliana. Due anni a sorridere alle conversazioni da cui ero esclusa. Due anni ad alimentare un archivio segreto nella mia mente, un archivio che era diventato così pesante da tenermi sveglia.
E seduta su quel letto d’albergo con l’abito da sposa alle spalle, ho sentito qualcosa sistemarsi nel mio petto con la tranquilla certezza di una chiave che gira in una serratura per cui è stata fatta.
Ho pensato: “Va bene, Juliana. Vediamo cosa hai da dire.”
Quello che dovete capire prima che vi racconti il resto è che la cena a cui mi aveva invitato non era l’inizio della storia. Era la fine della prima metà.