Nel vasto e teatrale universo del wrestling professionistico, ci sono lottatori che interpretano dei personaggi e poi ci sono lottatori che diventano la personificazione stessa degli incubi che incarnano. Kevin Sullivan, conosciuto da milioni di fan in tutto il mondo semplicemente come The Taskmaster, apparteneva indubbiamente a quest’ultima, più rara, categoria. Il suo potere andava ben oltre i pesanti strati di trucco sinistro, le svolazzanti vesti scure o il fumo teatrale che riempiva l’ingresso. Comprendeva i complessi meccanismi della paura a un livello psicologico profondo, possedendo la capacità unica di plasmare intere arene con un solo sguardo, una prolungata e inquietante pausa o una minaccia sussurrata che faceva venire i brividi a chiunque lo guardasse. Sullivan possedeva un raro dono nel confondere i confini netti che separano la performance atletica dalla vera possessione. Trascinava le trame più oscure e inquietanti fuori dalla zona di comfort della televisione standard e le spingeva nelle profondità dell’ombra, dimostrando costantemente al pubblico che il vero male poteva apparire inquietantemente umano e dolorosamente vicino. I suoi cattivi non si limitavano a spaventarti temporaneamente e fugacemente; si insinuavano sotto la tua pelle e si insediavano permanentemente nella tua mente.
Il segreto più oscuro del wrestling professionistico: Kevin Sullivan tenuto nascosto per decenni