La casa della nonna era gremita. Voci sommesse. Lacrime ovunque. Bambini che correvano nel patio, senza capire appieno perché gli adulti sembrassero così affranti.
Ma Camimila non si mosse.
Da quando erano arrivati, non aveva mangiato. Non aveva chiesto acqua. Non si era nemmeno seduta finché non chiese una cosa sola:
Una sedia.
“Così posso raggiungerlo meglio”, disse.
Alcuni sussurrarono che era sotto shock.
Ma la nonna, con voce ferma, li zittì.
«Lasciala stare. Ognuno dice addio a modo suo.»
La madre non oppose resistenza. Sembrava esausta, con gli occhi gonfi e le spalle curve, come se avesse portato sulle spalle il peso del mondo intero dal momento in cui Julián aveva smesso di respirare. Alla fine, smise di cercare di allontanare Camila.
Le ore si trasformarono in notte.
E la stanza iniziò a sembrare… più stretta. Non per via del corpo.
Per via della ragazza.
Camila smise completamente di parlare.
Ora sedeva sulla sedia, con le braccia incrociate sul bordo della bara, il mento appoggiato lì, come se avesse deciso che quella fosse casa sua finché qualcosa non fosse cambiato. Se qualcuno le parlava, non rispondeva. Nessun cenno del capo. Nessun segno di riconoscimento.
Solo quello sguardo fisso.