Grazie per essere venuti da Facebook. Sappiamo di aver interrotto la storia in un momento difficile da elaborare. Quello che state per leggere è il seguito completo di ciò che abbiamo vissuto. La verità che si cela dietro a tutto.
Quel giorno, il 14 gennaio 1943, su Tan, un villaggio dimenticato dell’Alsazia, cadeva una fitta nevicata. Il silenzio era rotto solo dallo scricchiolio degli stivali tedeschi sul ghiaccio e dalle grida soffocate delle donne trascinate fuori dalle loro case. Non c’erano urla, né resistenza. Solo il terrore silenzioso di chi sapeva che quella notte avrebbe cambiato tutto per sempre.
Tra i prigionieri c’era Marguerite Roussell, 23 anni, incinta di sei mesi. Non apparteneva alla resistenza. Non nascondeva armi. Non trasmetteva informazioni. Era solo una sarta che viveva da sola da quando suo marito Henry era scomparso al fronte nel 1940. Ma qualcuno lo aveva denunciato e, sotto l’occupazione tedesca, bastava una denuncia.
Una sola parola, un nome sussurrato, e la vita non ti apparteneva più. Quando i soldati di Vermarthe sfondarono la porta, Marguerite era seduta al tavolo della cucina, intenta a cucire una copertina per il bambino che aspettava. La debole luce di una candela illuminava il suo viso pallido, scavato dalle privazioni dell’inverno.