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All’inizio ci siamo improvvisati detective. A cosa poteva mai servire quell’oggetto cilindrico con la sua piccola maniglia e il braccio mobile? Mio figlio lo immaginava come un tesoro, parte di una macchina segreta o persino un oggetto di scena dimenticato di un film di fantascienza. Ma io avevo una strana sensazione: avevo già visto questa cosa.
In pochi secondi, il ricordo ha letteralmente catturato la mia attenzione.
Punto di svolta:
Punto di svolta: un ritorno istantaneo all’infanzia.
Quella “strana cosa” non era altro che una dinamo per bicicletta. L’oggetto ormai quasi estinto era stato un tempo il simbolo per eccellenza della libertà per generazioni di bambini. La sola vista mi ha riportato alle strade del mio quartiere, alle lunghe serate estive, al momento in cui il faro anteriore della mia bicicletta si accendeva… semplicemente perché stavo pedalando.
Ai tempi non c’era bisogno di batterie o di ricarica. Bastava muoversi. Più si andava veloci, più la luce era intensa. Semplice, quasi poetico.
Quando una bicicletta si trasformò in un’astronave.
Possedere una bicicletta era un vero privilegio. Solo un ragazzo in tutto il quartiere ne aveva una. Aspettavamo Izzan come se fosse un grande evento. Quando arrivò, il suo faro illuminò la strada e tutti trattenemmo il respiro. Per noi, era come un dispositivo futuristico.
Sognavo di averne una da mesi. Pedalare di notte, vedere la strada illuminata, sentirmi grande, quasi un adulto. La dinamo era più di un semplice accessorio: era un biglietto per l’avventura, una promessa di indipendenza e fiducia in me stesso.