Si nasce con una predisposizione genetica o la si perde in modo permanente in determinate circostanze. È una scelta, una scelta consapevole che facciamo ogni giorno. A volte in ogni istante, a volte a rischio della nostra vita, a volte contro ogni logica, a volte senza testimoni e senza alcuna ricompensa. Kiel ha fatto quella scelta, e quella scelta ha avuto un’importanza maggiore di quanto lui stesso possa immaginare.
Perché non si tratta solo di due vite salvate un giorno di dicembre; si tratta di tutte le vite che sono scaturite da quelle due vite. Si tratta di tutti i momenti di gioia, amore e creatività che non sarebbero mai esistiti se fossimo morti in quel campo. Si tratta di Marc, che è diventato insegnante e trasmette le sue conoscenze a centinaia di studenti ogni anno.
Questa è la storia di Sophie, che è diventata infermiera e ora salva vite in un ospedale di Lione. Questa è la storia dei suoi figli, che cresceranno con la consapevolezza che l’umanità è fragile ma possibile, che deve essere protetta, nutrita, difesa in ogni istante. Cinque anni dopo aver rilasciato quell’intervista, il mio cuore si è fermato. Beh, si fermerà presto. Lo sento.
Il mio corpo mi sta gradualmente abbandonando. Le mie forze si stanno affievolendo. Le mie notti sono più lunghe dei miei giorni. Ma non ho paura. Ho vissuto abbastanza a lungo per capire che la mia vita ha avuto un senso, che la mia sopravvivenza non è stata un caso ma una responsabilità, che avevo il dovere di testimoniare, di raccontare, di tramandare questa storia prima che scompaia con me.
Questa storia rimane, rimane negli archivi che ho lasciato alla Fondazione per la Memoria della Shoah, nelle biblioteche universitarie, nei centri di documentazione della Seconda Guerra Mondiale. Rimane nelle lettere che ho scritto a storici, giornalisti e ricercatori. Rimane nelle testimonianze che ho condiviso durante conferenze in scuole, licei e università.
E ora, questa storia rimane qui, in questo video, affinché le generazioni future sappiano che la storia non è fatta solo di grandi eroi, ma anche di eroi comuni, di quelli di cui non parliamo mai, di quelli senza monumenti o medaglie, ma le cui azioni risuonano nel tempo con una forza ineguagliabile. Se avete guardato fin qui, se avete avuto la pazienza e la generosità di ascoltare la storia di un’anziana donna sopravvissuta all’inferno, grazie.
Grazie di cuore. Grazie per aver ascoltato senza giudicare. Grazie per aver dato alla mia storia e a quella di Gel la possibilità di essere ascoltate, comprese, forse persino vissute. Perché finché queste storie saranno raccontate, finché circoleranno di bocca in bocca, di generazione in generazione, di continente in continente, non potranno essere cancellate.
E finché non saranno cancellati, rimarrà la speranza. La speranza che in ogni guerra futura, in ogni conflitto, in ogni momento in cui l’umanità sarà messa alla prova, ci saranno dei Kiel Hartman, uomini e donne comuni che faranno scelte straordinarie. Chi vedrà l’umanità dietro il nemico, chi sceglierà la compassione invece della cieca obbedienza? Chi rischierà tutto per salvare degli sconosciuti semplicemente perché è la cosa giusta da fare? La guerra ha cercato di cancellare me e Aine.