Ha provato a chiedere aiuto, ma l’aria in gola le si è fatta confusa, un miscuglio di sillabe senza senso. Non riusciva a capirne il motivo, non riusciva a tradurre il suo panico in parole comprensibili.
I suoi occhi cercarono di mettere a fuoco l’orologio sul muro, ma l’immagine era sfocata, doppia, quasi opaca, era cambiata all’improvviso e in modo insopportabile.
Quando il desiderio di comprendere e reagire si scontrò con la paralisi, non rimase altro che un’attesa tesa di un segnale esterno, un’eco lontana di un allarme che non era ancora suonato. Cosa era successo e perché il suo corpo lo aveva abbandonato proprio nel momento in cui la massima lucidità mentale era cruciale per la sopravvivenza? L’ictus si era effettivamente verificato. Nei paragrafi successivi esamineremo i sintomi che compaiono almeno un mese prima del suo manifestarsi.
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