Tess annuì, soffocando uno sbadiglio. La coprii con la coperta di lana color lavanda che la nonna teneva sempre sul bracciolo del divano. Si girò su un fianco, accarezzandosi la guancia con un dito, già mezza addormentata.
Rimasi lì ancora un attimo, a guardare il suo petto che si alzava e si abbassava lentamente, come una marea tranquilla. Poi presi il telefono e aprii l’app del baby monitor.
La mamma ha gridato dalla cucina:
“Piper? Ti preparo del tè, va bene?”
«Sì, grazie mamma», risposi, ma i miei occhi erano già incollati allo schermo.
La telecamera era in salotto, nascosta dietro una pila di vecchi libri. L’avevo installata molto tempo prima, quando il profumo di Lizzie aleggiava ancora nel corridoio per ore dopo la sua partenza, e quando il sorriso di Daniel aveva iniziato a sembrare in qualche modo artificiale. Non guardavo le registrazioni da mesi.
Ho premuto il pulsante “Trasmissione in diretta”.
E all’improvviso la verità mi ha colpito.
Eccola lì, seduta sul divano, a piedi nudi, come se fosse a casa. Daniel era seduto accanto a lei, con la mano appoggiata sul suo braccio, e rideva per qualcosa che lei aveva detto. Poi le baciò la tempia, con la stessa delicatezza con cui avrebbe accarezzato un vecchio, caro ricordo.
Mi si strinse lo stomaco. Non per la sorpresa, ma per la certezza che finalmente avevo. In fondo, lo sapevo da tempo. Da settimane. Forse da mesi.