L’uomo delle SS sorrise soddisfatto . Fece cenno alle guardie di condurre fuori il gruppo di Sergio . Prima di varcare la soglia della caserma, il piccolo Sergio si voltò, sorrise ampiamente e salutò con la mano Andra e Tati, pienamente convinto di andare in un mondo migliore dove la sua amata madre lo stava aspettando. Quella fu l’ultima volta che lo videro: un’immagine dolorosa che sarebbe rimasta impressa nella loro memoria per il resto della loro vita. Non avevano idea che Sergio e gli altri bambini fossero stati portati ad Amburgo, in Germania, dove furono sottoposti a crudeli esperimenti medici che prevedevano l’infezione da tubercolosi, e poi brutalmente impiccati nel seminterrato della scuola per distruggere le prove dei crimini prima dell’avanzata dell’esercito alleato. Obbedire all’avvertimento salvò Andra e Tati, ma lasciò loro un trauma indelebile e un senso di colpa con cui avrebbero lottato per decenni .

PARTE 2: IL DESIDERIO DI SOPRAVVIVERE, L’ODISSEA INTERNAZIONALE E IL GIORNO MIRACOLOSO DEL RITORNO
Il 27 gennaio 1945, il fragore dei cannoni si fece più forte . Il rombo dei cingoli dei carri armati sulla strada ghiacciata preannunciò l’inevitabile sfondamento . Gli uomini delle SS, fino ad allora brutali, fuggirono in preda al panico come topi da una nave che affonda. Diedero fuoco ai magazzini contenenti documenti e fecero saltare in aria gli edifici dei crematori, tutto per cancellare le tracce del terribile genocidio, prima di ritirarsi sempre più in profondità nella Germania. Un silenzio assordante e carico di attesa calò sul campo di Auschwitz-Birkenau, rotto solo dai soldati del Primo Fronte Ucraino dell’Armata Rossa, che sfondarono il famigerato cancello con la scritta “Arbeit macht frei” (Il lavoro rende liberi ).
Quando i liberatori entrarono nel campo, furono paralizzati dall’orrore: videro montagne di scheletri umani e ombre morenti di persone anziane sul terreno sporco . E tra questi morti viventi, trovarono due bambine, vestite di stracci, che fissavano con occhi spalancati e attoniti i soldati stranieri . Erano Andra e Tatiana Bucci . Erano sopravvissute alla battaglia più sanguinosa della storia umana, ma il momento della liberazione non significava per loro un immediato ritorno a casa . Non sapevano dove fossero finiti i loro genitori, e la loro città natale, Fiume, giaceva in rovina a causa della guerra .
L’odissea postbellica delle sorelle fu un lungo e doloroso viaggio attraverso le terre devastate d’Europa . Inizialmente, sotto la protezione della Croce Rossa, Andra e Tati furono portate in un orfanotrofio a Praga, in Cecoslovacchia . Lì, per la prima volta dopo mesi, ricevettero cibo adeguato, letti puliti e cure mediche . Tuttavia, il trauma di Auschwitz era così profondo che le bambine rimasero costantemente in stato di allerta; non parlavano con gli estranei, ma comunicavano solo tra loro in un misto di dialetti di confine e parole provenienti dal campo .
Nel 1946, le ragazze si trasferirono di nuovo: furono trasportate attraverso la Manica fino in Inghilterra, dove si stabilirono a Lingfield House . Si trattava di una tenuta tranquilla trasformata in un centro di riabilitazione per bambini sopravvissuti all’Olocausto (Shoah). A Lingfield House, sotto l’occhio vigile e amorevole di psicologi e volontari, Andra e Tati iniziarono lentamente a imparare di nuovo a essere bambine. Potevano giocare con i giocattoli, correre sull’erba verde e assaporare il gusto delle caramelle . Eppure, quando calava la notte, le sorelle si sdraiavano sempre nello stesso letto e, secondo un’abitudine ormai radicata in loro, intrecciavano silenziosamente i loro nomi: Andra Bucci, Tatiana Bucci , quasi a rassicurarsi di esistere ancora in questo nuovo, sconosciuto mondo .
Nel frattempo, in un’altra parte dell’Europa devastata, si stava compiendo un altro miracolo . Mira e Giovanni, i genitori delle ragazze, erano anch’essi sopravvissuti all’inferno dei campi di lavoro nazisti grazie alla loro sovrumana volontà di vivere . Al loro ritorno dall’aldilà, compresero che l’unico senso della loro esistenza risiedeva nel ritrovare le figlie. Consultarono freneticamente gli elenchi dei sopravvissuti presso le sedi della Croce Rossa Internazionale e inviarono richieste a tutti i possibili uffici di rimpatrio in Europa, incrollabili nella convinzione che le loro figlie fossero vive .