Alcuni ricercatori giapponesi hanno sviluppato una nuova pillola da assumere quotidianamente che potrebbe contribuire a invertire l’osteoporosi anziché limitarsi a rallentarla. La ricerca si concentra sull’attivazione degli osteoblasti, le cellule responsabili della formazione ossea, e sulla riduzione degli osteoclasti, le cellule che la degradano, al fine di ripristinare la resistenza e la densità ossea.
Gli scienziati dell’Università di Medicina e Odontoiatria di Tokyo stanno studiando composti che agiscono sul recettore GPR133, il quale contribuisce a innescare la formazione di nuovo tessuto osseo.
Negli studi preclinici, questo trattamento ha aumentato la densità ossea e migliorato la struttura ossea. A differenza dei farmaci attualmente in uso, che si concentrano principalmente sulla prevenzione di un’ulteriore perdita di ossa, questo approccio mira a ricostruire il tessuto osseo perduto. Potrebbe inoltre risultare più efficace se combinato con l’esercizio fisico, al fine di migliorare la salute sia muscolare che ossea.
Tuttavia, la maggior parte di questa ricerca è ancora nelle prime fasi di sperimentazione e necessita di ulteriori studi sull’uomo per valutarne la sicurezza e l’efficacia.
Per anni, la maggior parte dei trattamenti per l’osteoporosi si è concentrata sul rallentamento della perdita ossea, non sulla sua inversione. Ma una nuova ricerca dell’Università di Medicina e Odontoiatria di Tokyo suggerisce che questo approccio potrebbe cambiare.
Gli scienziati stanno sviluppando una potenziale pillola da assumere quotidianamente, progettata per ricostruire le ossa agendo sul sistema naturale di rimodellamento osseo del corpo. Questo sistema si basa su due tipi chiave di cellule:
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- Osteoblasti
- responsabile della disgregazione delle ossa vecchie
Nell’osteoporosi, questo equilibrio viene alterato: la degradazione ossea supera la formazione ossea, rendendo le ossa più deboli e fragili. La nuova ricerca si propone di ripristinare tale equilibrio.
Al centro di questa scoperta c’è un bersaglio biologico noto come recettore GPR133 . Attivando questo recettore, i ricercatori sperano di stimolare l’attività degli osteoblasti (responsabili della formazione ossea) riducendo al contemporaneo l’attività degli osteoclasti (responsabili della degradazione ossea).