Poi Anna apparve in cima alle scale. Aveva ventitré anni, era adulta, con le dita macchiate di vernice e i capelli raccolti a metà. Non appena la guardai in faccia, capii che qualcosa non andava. La sua pelle era diventata pallida e il pennello che teneva in mano le scivolò, sbattendo contro il gradino.
«Papà», disse lei a bassa voce, «forse… non andare oggi».
“Perché, tesoro?”
Anna distolse lo sguardo troppo in fretta. “Niente. Semplicemente… non voglio che tu ci vada oggi.”
Le baciai dolcemente la fronte. «No, tesoro. Tua madre ed io dobbiamo parlare.»
Anna mi guardò mentre me ne andavo, come se volesse fermarmi ma non riuscisse a costringersi a farlo.
Sono andato al cimitero in macchina e, come sempre, mi sono fermato allo stesso fioraio lungo la strada.
La signora Bell sorrise non appena mi vide. “Rose bianche, Tom?”
“Con gigli e lavanda, signora Bell. Come sempre.”
Ha legato il bouquet con un nastro color crema. Avevo regalato a Evelyn proprio quegli stessi fiori il giorno in cui le ho chiesto di sposarmi, quando credevamo ancora che solo l’amore eterno potesse proteggere.
«Non ti perdi mai una domenica», disse dolcemente la signora Bell.
“Ho fatto una promessa a mia moglie.”
Poi me ne sono andato in macchina con una delle canzoni preferite di Evelyn che risuonava a basso volume dagli altoparlanti della Mustang.