Strasburgo, settembre 1998. Un operaio polacco di nome Marek Kowalski stava demolendo i muri di una casa abbandonata alla periferia della città quando, con la sua opera, urtò contro una cavità sotto il pavimento del secondo piano. Tra travi marce e ragnatele, scoprì un piccolo taccuino rilegato in pelle consumata, così vecchio che il solo tocco rischiava di disintegrarne le pagine: Johnny.
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Pausa
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Silenzioso
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Era rimasto lì per oltre cinquant’anni. Quella che era iniziata come curiosità si trasformò in orrore quando Marek cominciò a leggere. Non erano biglietti ordinari; erano confessioni scritte in fretta con inchiostro diluito in acqua sporca, tremanti dalla mano di qualcuno che sapeva di poter morire da un momento all’altro. Il nome sulla prima pagina era quasi cancellato, ma ancora leggibile.