Lucienne Vormont, 32 anni, insegnante di Reince. Lucienne aveva scritto queste parole nel 1944 all’interno di un campo di smistamento improvvisato dalla Gestapo in un ex convento vicino a Digione. Era stata arrestata con l’accusa di aver dato rifugio a membri della Resistenza francese. Non tornò mai a casa. Il suo corpo non fu mai ritrovato. Ma le sue parole sono sopravvissute, e quelle parole descrivono qualcosa che nessun documento ufficiale ha mai ammesso.
I cinque atti intimi più crudeli commessi dai soldati tedeschi contro prigioniere francesi durante l’occupazione. Metodi di tortura psicologica, umiliazione fisica e violenza sessuale sistematica che avevano un unico obiettivo: distruggere completamente la dignità umana. Quando Marek consegnò il taccuino alle autorità francesi, gli storici rimasero sconvolti.
Molti dubitarono, altri cercarono di classificarlo come un racconto traumatico, ma l’analisi forense confermò: “L’inchiostro era autentico. La carta risaliva agli anni ’40 e i nomi degli ufficiali tedeschi citati da Lucienne corrispondevano esattamente al registro militare nazista ritrovato negli archivi declassificati decenni dopo. Ciò che rendeva il racconto ancora più inquietante era la sua precisione clinica.”