Lo seguì in silenzio, con un’espressione impassibile. Percorsero 3 km fino alla fattoria. Joaquim in testa, in sella a un vecchio cavallo baio. Benedita giaceva incatenata dietro, con i piedi sanguinanti sulla strada sterrata. Lui non disse una parola durante il tragitto, non si voltò indietro. Quando arrivarono, era già tardo pomeriggio.
Il cielo era tinto di arancione e viola. Joaquim smontò da cavallo, lo legò e portò Benedita direttamente al fienile. Un grande edificio di legno dove riponeva attrezzi, sacchi di caffè e alcuni animali. E qui facciamo quella pausa importante, perché se siete bloccati in questa storia cercando di capire cosa avesse in mente questo contadino, iscrivetevi subito al canale, attivate le notifiche e lasciate un commento dicendoci da quale città o stato state seguendo questa storia.
Ci piace sapere chi è con noi ora, di nuovo nel fienile, dove Joaquim aveva appena chiuso la porta a chiave. Benedita se ne stava immobile al centro della stanza, con lo sguardo ancora perso nel vuoto. Joaquim accese una lampada a olio, la cui luce fioca danzava sulle pareti di legno. Tirò fuori uno sgabello, si sedette e la osservò per un lungo minuto.
Alla fine chiese: «Sai leggere?» Benedita non rispose. Non mosse un muscolo. «Sai combattere?» Ci riprovò. Questa volta qualcosa tremò nell’angolo del suo occhio, quasi impercettibile, ma Joaquim lo vide. Si alzò, andò in un angolo del fienile e tornò con un coltello da caccia, lama larga e manico di legno consumato.
Afferrò la lama e tese il manico verso Benedita. Il manico. Lei non capì. Guardò il coltello, poi lui, con sospetto. Joaquim sospirò. Non ti farò del male e non ti userò per i lavori agricoli. Ho un altro piano, ma ho bisogno che tu ti fidi di me. Solo un po’, solo per stasera.