Whitmore teneva lì il suo toro da premio. Un imponente esemplare di razza Herford di nome Caesar, importato dall’Inghilterra a caro prezzo tre anni prima. L’animale rappresentava il progresso, la modernità e l’agricoltura scientifica. Whitmore aveva frequentato conferenze a New Orleans sul miglioramento del bestiame attraverso la selezione genetica. Era abbonato a riviste agricole della Virginia e del Kentucky.
Corrispondeva con allevatori di tutto il Sud, discutendo di linee di sangue e miglioramento genetico con il fervore di un vero credente. Il toro pesava quasi 900 kg. Il suo manto era di un profondo marrone rossastro, con muscoli che si muovevano sotto la pelle come meccanismi progettati dalla natura stessa. Cesare aveva dimostrato il suo valore generando vitelli venduti a prezzi elevati in tre contee.
Lignaggi rigogliosi, tratti desiderabili, caratteristiche superiori trasmesse dai genitori alla prole. Proprio le qualità che avevano dato a Whitmore la sua terribile idea. Guardò Sarah con lo stesso sguardo analitico che riservava al suo bestiame. Altezza, peso, muscolatura, caratteristiche fisiche che, secondo il suo contorto ragionamento, avrebbero potuto combinarsi con i tratti del toro per creare qualcosa di nuovo, qualcosa di senza precedenti, qualcosa che lo avrebbe reso famoso negli ambienti agricoli e avrebbe risolto per sempre i problemi di manodopera della sua piantagione.
La teoria si era formata nella sua mente nel corso di mesi di lettura e osservazione. Se gli animali potevano essere migliorati attraverso la selezione, perché non gli esseri umani? Se le caratteristiche desiderabili nel bestiame potevano essere accentuate tramite un’attenta selezione e un accoppiamento controllato, sicuramente gli stessi principi si applicavano alla sua forza lavoro. La rivista scientifica parlava di ereditarietà, di trasmissione di caratteristiche dai genitori alla prole, di manipolazione delle linee di sangue per raggiungere risultati specifici.
Ma Thomas Witmore aveva preso questi principi agricoli e li aveva distorti trasformandoli in qualcosa di mostruoso, qualcosa che violava ogni legge naturale, nascondendosi dietro il linguaggio della scienza e del progresso. Credeva che costringendo una donna ad accoppiarsi con il suo toro da riproduzione, avrebbe potuto creare una prole che unisse l’intelligenza umana alla forza animale.
Operai che non si sarebbero mai stancati. Schiavi che potevano lavorare dall’alba a mezzanotte senza lamentarsi né opporre resistenza. La perfetta fusione di uomo e bestia, di cognizione e forza fisica, il tutto avvolto in una carne che lui avrebbe posseduto completamente. Era una pseudoscienza fondata sul razzismo e sulla crudeltà. Il male travestito da progresso agricolo.
Una follia legittimata da una società che aveva già deciso che certe persone non erano pienamente umane. Ma nel Mississippi del 1843, dove la legge proteggeva i diritti di proprietà al di sopra di ogni altra cosa e gli schiavi non avevano accesso alla giustizia, chi lo avrebbe fermato? Sarah si trovava in quel fienile per la prima volta, senza capire nulla se non che qualcosa di terribile stava per accadere.