Qualcuno afferra il bordo della bara e allunga la mano verso la spalla di Camila.
Il cuore sussulta, perché l’istinto di tirarla fuori si scontra con il terrore di disturbare qualunque cosa stia succedendo.
La voce della nonna irrompe, bassa e tagliente, come quando fa sul serio.
“¡Nadie la toca!” sbotta, e tutti si immobilizzano come se avesse appena sparato.
Deglutisci a fatica, fissando tua suocera come se la incontrassi per la prima volta.
Lei si avvicina, con le mani ferme, gli occhi che scrutano il viso di Julián come se stessero leggendo qualcosa di scritto sulla pelle.
“Lo senti?”, mormora.
Inizialmente, pensi che si riferisca al vento fuori.
Poi lo senti anche tu.
Non dalla tempesta.
Dalla bara.
Un suono così debole che quasi ti convinci che sia frutto dell’immaginazione, la casa che si assesta, il fuoco che scoppietta, qualsiasi cosa tranne ciò che il tuo corpo implora che sia.
Un piccolo rantolo, un piccolo respiro umido, come una gola che cerca di ricordare come funzionare.
Lo stomaco ti si stringe.
«Chiama un’ambulanza», sussurri, ma la tua voce esce stonata, incrinata e flebile.
Qualcuno dice «È morto», come se ripeterlo lo rendesse abbastanza vero da proteggerli dalla speranza.
Qualcun altro mormora preghiere.
Le tue mani tremano e detesti come il tuo dolore si trasformi all’istante in rabbia verso chiunque osi esprimere certezze in una stanza che ha appena messo i denti.
Camila si muove dentro la bara, non in preda al panico, né spaventata.
Preme l’orecchio contro il petto di Julián come se fosse un cuscino che conosce da sempre.
Il suo piccolo braccio si stringe attorno a lui e vedi le sue labbra muoversi.
Sta sussurrando qualcosa che non riesci a sentire.
Ti avvicini di più e il cuore ti si ferma quasi quando senti le parole.
“Papà”, sussurra, dolce come cenere.
“Non andare ancora.”
Le dita di Julián fremono sulla sua schiena.
Non un movimento ampio. Niente di teatrale.
Giusto quel tanto che basta per far sussultare tutti nella stanza.
Giusto quel tanto che basta per trasformare il volto di ogni adulto nella stessa maschera di sconcerto.
Un uomo si fa avanti, cercando di mostrarsi coraggioso.
È uno dei cugini di Julián, spalle larghe, mani tremanti, il tipo che pensa sempre che la forza significhi controllo.
Allunga di nuovo la mano verso Camila.
Tua nonna gliela scaccia via come se fosse un bambino che tocca una stufa rovente.
«Guarda», dice a bassa voce.
Indica il collo di Julián.
All’inizio non vedi niente, perché non sei abituato a scorgere la vita in spazi così piccoli.