isposta. Dopo aver atteso un lasso di tempo ragionevole, provò la maniglia e la trovò aperta. L’interno era buio e freddo, arredato con semplici mobili artigianali. Un tavolo era apparecchiato con sette posti a sedere, come se la famiglia si fosse allontanata a metà pasto.
Ma la polvere ricopriva ogni cosa, rimasta immobile per mesi. L’attenzione di Whitfield si posò su una pesante porta incastonata nel pavimento vicino al focolare in pietra. Una cantina, suppose, dove le famiglie conservavano le provviste invernali. Chiamò di nuovo, annunciando la sua presenza, poi sollevò la porta. Le scale scendevano nell’oscurità.
L’aria che saliva dal basso era stranamente calda, e portava con sé un odore organico che non riusciva a identificare. Accese una candela presa dalla bisaccia e scese con cautela. La cantina era più grande di quanto si aspettasse, estendendosi ben oltre la pianta della capanna. E lì, disposte su spessi letti di paglia, giacevano sette figure umane.
Il primo pensiero di Whitfield fu di aver scoperto una terribile tragedia. I corpi giacevano immobili, i volti pallidi alla luce delle candele. Ma avvicinandosi, notò qualcosa che lo lasciò di stucco. I loro petti si muovevano, appena percettibili, forse tre o quattro respiri al minuto, ma si muovevano eccome.