Anna si voltò a guardare la casa.
“Nella stanza. Sa che sta arrivando qualcuno di importante. Non sa tutto. Io non potevo… non potevo dirlo io stesso.”
Magda sentì le ginocchia cedere sotto il suo peso.
“Come le hai detto chi ero?”
Anna deglutì.
“Sei una donna che la cercava da molto tempo, anche se non sapeva di poterla cercare.”
Questa frase fece ridere Magda più di qualsiasi altra cosa prima.
Entrarono in casa.
Si sentiva odore di zuppa di pomodoro, legno e detersivo. Alle pareti erano appese foto di ragazze di diverse età. Una neonata con un cappellino color crema. Una bambina con un ginocchio sbucciato. Una bambina di sei anni con il suo primo zaino. Una ragazza con delle ciocche rossastre tra i capelli, con un sorriso così simile a quello di Kacper che Magda dovette appoggiarsi al muro.
Kacper si mise in piedi davanti a una fotografia.
Hania aveva forse otto anni in quella foto. Teneva in braccio un cavallo di legno e i suoi occhi – scuri, calmi, ostinati – erano i suoi.
«Dio», sussurrò.
Dalla stanza in fondo al corridoio proveniva un debole cigolio di una porta.
La ragazza rimase sulla soglia.
Aveva dodici anni, lunghi capelli raccolti in una treccia morbida e un maglione blu scuro troppo grande. Li guardava con la diffidenza tipica dei bambini che intuiscono che gli adulti nascondono loro qualcosa di profondo.
Magda non si mosse.