I crocifissi furono capovolti, a simboleggiare la ribellione contro la Chiesa. In questa trama emersero personaggi secondari. Padre Antonio, il cappellano della piantagione, un gesuita espulso dal Portogallo che sospettava rumori notturni e cercò di confessare Mariana, offrendole l’assoluzione in cambio di informazioni. Un altro personaggio era Manuel Capatas, il padre biologico di Mariana, che assisteva all’ascesa della figlia con invidia e timore, diffondendo tra gli schiavi voci di stregoneria a Casa Grande, il che aumentò la tensione nelle gabbie.
Una sottotrama riguardava una cugina della proprietaria Isabel a Lisbona, Dona Catarina, una cortigiana devaca che si scambiava lettere criptate tramite navi mercantili. In queste missive, la baronessa descriveva gli atti con dettagli espliciti, chiedendo consigli su pozioni afrodisiache a base di erbe brasiliane. Nel 1790, l’apice dell’ossessione.
La produzione di ingegno triplicò, attribuita dalla baronessa al rinnovato vigore delle sue notti con Mariana. Gli schiavi lavoravano 18 ore al giorno, ispirati da sessioni private, con il suono dei gemiti che echeggiava come macabra motivazione. Il primo punto di svolta importante si verificò quando Mariana rimase incinta, forse a seguito di un incontro forzato con uno schiavo per mascherare la gravidanza.
Ma la signorina Isabel rivendicò la bambina come erede, scatenando l’ira dei lontani eredi della famiglia Menezes. Se questa storia vi ha sconvolto, guardate subito il video per supportare la creazione di altri contenuti simili sui segreti oscuri della storia brasiliana. Nel frattempo, le lettere a Lisbona continuavano a descrivere dettagliatamente come Mariana fosse incatenata, il letto con catene d’argento, vestita con pizzi parigini e sottoposta a tocchi che mescolavano piacere e dolore, con frustate che lasciavano segni che la baronessa leccava come trofei.