“911, qual è la sua emergenza?”
La mia voce uscì in un sussurro. “Credo… credo che ci sia qualcosa che non va con mia figlia. Mio marito… è in bagno con lei. Ho bisogno che qualcuno venga. Subito.”
—È in pericolo imminente?
Ho guardato verso la porta socchiusa.
Non ho risposto immediatamente.
Perché non lo sapevo.
«Non lo so», dissi infine. «Ma credo di sì.»
Il tono dell’operatore si indurì all’istante.
—Rimanete in fila. Gli agenti stanno arrivando. Non affrontatelo direttamente. Capito?
Ho annuito, e poi mi sono resa conto che lui non poteva vedermi.
-Sì.
Il mio cuore batteva così forte che lo sentivo nelle orecchie.
Dentro, ho sentito il timer emettere un segnale acustico.
Un suono metallico e acuto.
Poi, silenzio.
Poi, il mormorio dell’acqua.
Mi allontanai dalla porta, premendomi contro il muro come se potessi scomparire al suo interno. Le mie mani tremavano così tanto che per poco non mi cadeva il telefono.
“Signora, dove si trova in questo momento?” chiese l’operatore.
«Nel corridoio», sussurrai. «Fuori dal bagno.»
—Va bene. Resta lì. I soccorsi sono vicini.
Quei secondi sembrarono un’eternità.