Durante il pranzo, mi sono gradualmente reso conto che in realtà non si trattava affatto di zampe di pollo. Piuttosto, si trattava di come certe abitudini si logorino e di come cose che un tempo erano perfettamente normali diventino ridicole o ripugnanti. Per molte persone, le zampe di pollo non sono più considerate cibo, ma una vista poco invitante.
Ai tempi di mia nonna, però, questo non era segno di parsimonia, bensì di buon senso e rispetto per gli ingredienti. Nulla veniva sprecato, perché ogni cosa aveva il suo posto e la sua funzione. Questo non solo rendeva il brodo più nutriente, ma serviva anche a ricordare come si cucinava quando non c’erano altre alternative.
La reazione dei miei parenti di Pest è comprensibile, dato che sono cresciuti in un ambiente culinario completamente diverso. Per loro, le zampe di pollo non sono un ricordo, ma qualcosa di estraneo. Questa differenza non è né migliore né peggiore, semplicemente diversa. E a volte diventa particolarmente evidente durante il nostro pranzo domenicale insieme.
Ciò che per me è perfettamente normale, per altri è una trasgressione.