Madame de Montclair impallidì.
“No, non è proprio così…”
Ma lui era già proiettato in avanti.
L’intero soggiorno si aprì davanti a lui.
Tutti lo seguirono come se stessero per assistere a qualcosa che avrebbe cambiato per sempre la serata.
Alexandre si fermò davanti alla porta della cucina.
Per un attimo, si udì solo il suono ovattato dell’acqua.
Aprì la porta.
E vide Claire.
Con un grembiule.
I suoi capelli erano un po’ spettinati per il caldo.
Le sue mani erano rosse per via del sapone.
Aveva gli occhi lucidi.
Accanto a lei c’era una pila di piatti.
In tutta la cucina calò il silenzio.
Claire alzò lo sguardo.
Alla vista di Alexandre, si immobilizzò.
“Zio Alexandre…”
Il vecchio fece un respiro profondo.
Un’ombra di dolore gli attraversò il volto.
Guardò il grembiule.
Le mani di Claire.
Piatti.
Poi guardò Madame de Montclair.
E lui capì tutto.
Lentamente, Alexandre entrò in cucina.
Gli ospiti si accalcavano fuori dalla porta.
Nessuno osava parlare.
Poi, davanti a tutti, l’uomo più potente di Francia chinò il capo.
E si inchinò.
Profondità.
Prima di Claire.
«Perdonaci, Principessa Claire», disse con voce ferma e commossa. «Sono arrivato troppo tardi per impedirti questa umiliazione».
Il mondo sembrò fermarsi.
Una delle amiche di Madame de Montclair fece cadere un bicchiere.
Il cristallo si frantumò sul pavimento.
Ma nessuno si mosse.
Marguerite si portò una mano al petto.
“Principessa?” mormorò. “No… non lo è…”
Alexandre si raddrizzò.
Sul suo volto non c’era più solo tristezza.