Anch’io vado a letto presto, verso le otto.
Ho detto che avevo mal di testa.
Otis rimase in salotto a fumare.
Le ragazze si sono addormentate.
Rimasi lì sdraiato, con gli occhi aperti, a fissare il soffitto, ascoltando i rumori della casa: lo scricchiolio del legno, il vento che sbatteva contro la finestra, il frinire dei grilli fuori.
Otis andò a letto verso le nove.
Si sdraiò su un fianco, come sempre.
Rimase in silenzio.
Ho tenuto gli occhi aperti, in attesa.
Il mio cuore batteva forte.
Ho le mani sudate.
Non potevo sbagliare.
Non riuscivo ad addormentarmi.
Dovevo stare sveglio.
Dovevo sentire.
Alla fine, sono riuscito ad addormentarmi.
Dovevano essere circa le undici di sera.
Un sonno leggero costellato di incubi.
Ho sognato cose strane: Otis, le ragazze, la casa che prendeva fuoco.
Mi sono svegliato di buon mattino e ho guardato l’orologio.
2:30.
Avevo ancora quindici minuti.
Quindici minuti per scoprire la verità.
Mancano quindici minuti.
Mancano quindici minuti alle 2:47.
Mancavano quindici minuti prima che il segreto di quell’uomo venisse svelato.
Ero sdraiato lì completamente immobile.
Corpo teso.
Rigido come una tavola.
Ho cercato di rilassarmi.
Sapevo che non potevo essere tesa in quel modo, altrimenti se ne sarebbe accorto.
Doveva sembrare che stessi dormendo davvero.
Sonno profondo.
Ho respirato profondamente e lentamente.
Espiro l’aria dalla bocca molto lentamente.
Ho lasciato cadere le braccia lungo i fianchi.
Mi sono girato leggermente su un fianco, nella posizione in cui dormo sempre.