E poi, nel cuore della notte, mi sono svegliato.
Mi sono svegliato di soprassalto, come ci si sveglia quando si sente che qualcosa non va.
Avete presente quella sensazione di essere osservati? Ecco, quella era proprio la sensazione.
Aprii lentamente gli occhi, ancora mezzo intontito dal sonno.
La casa era buia, completamente buia.
Quella notte non c’era la luna.
Era tutto buio.
Ma, bambino mio, ho visto la sua sagoma: la sagoma di Otis in piedi accanto al letto.
Se ne stava lì impalato.
Il mio cuore ha iniziato a battere all’impazzata.
Mi sono spaventato così tanto che per un secondo non riuscivo nemmeno a respirare.
Pensavo fosse un ladro.
Pensavo fosse qualcosa di brutto.
Ma poi i miei occhi si sono abituati al buio e ho visto che era lui.
Otis, in piedi dalla mia parte del letto, mi osserva.
Ero così spaventata che non riuscivo a dire niente.
Sono rimasta lì sdraiata, a guardarlo, e lui continuava a rimanere immobile.
Non disse nulla, non si mosse.
Lui è rimasto lì.
Dopo un po’ di tempo, non so quanto, forse qualche minuto, tornò dal suo lato del letto e si sdraiò senza dire una parola, come se nulla fosse accaduto.
Sono rimasto sveglio per il resto della notte.
Il mio cuore batteva forte e le mie mani erano gelate e sudate.
Continuavo a pensare a quello che era successo: perché l’aveva fatto, perché era rimasto lì a guardarmi in quel modo.
La mattina, quando ci siamo svegliati, ho fatto finta di niente.
Ho preparato il caffè.
Tutto nella norma.
Ma continuavo a osservarlo, cercando di capire se si comportava in modo diverso, se c’era qualcosa di strano.
Era normale, come sempre.
Tranquillo, serio, mangiava il suo biscotto con il burro, bevendo il suo caffè nero.
Mi sono detto che doveva essere qualcosa nella mia testa, che l’avevo sognato.
Oppure che si fosse alzato per usare la latrina e si fosse fermato lì per sbaglio.
Che ne so io?
Ho cercato di convincermi che non fosse niente.