23 gennaio 1943, ore 47, settore orientale di Tionville, regione della Mosella, territorio francese occupato. Il rumore degli stivali tedeschi echeggiava nel corridoio di cemento bagnato come il rintocco di un tamburo funebre. Duret teneva gli occhi fissi a terra, non per paura, ma perché era l’unico posto in cui poteva ancora volgere lo sguardo.
Le sue mani erano legate con del filo di ferro ossidato, così stretto che la pelle non sanguinava più. Bruciava soltanto. Accanto a loro, altre sei donne camminavano in fila indiana, tutte in silenzio. Nessuna piangeva, nessuna implorava. Avevano già imparato nelle cantine della Gestapo che le lacrime servivano solo ad alimentare il piacere degli interrogatori.