Di traverso, lentamente, senza emettere un suono, si muovevano come ombre nella notte, accovacciati, usando ogni albero, ogni cespuglio, ogni irregolarità del terreno per nascondersi. L’oscurità e la nebbia mattutina giocavano a loro favore, creando un precario velo di protezione. I soldati erano distratti, si lamentavano del freddo pungente e della guerra senza fine, le loro sigarette creavano piccoli puntini rossi nell’oscurità.
Elise raggiunse per prima le casse, il cuore che le batteva così forte da temere che lui la sentisse. Simon e Hélène la seguirono, stringendosi contro le casse ruvide. La quarta donna, esausta oltre ogni limite umano, si fermò a pochi metri di distanza. Il suo respiro affannoso ruppe pericolosamente il silenzio. Uno dei soldati girò bruscamente la testa, i sensi acuiti da mesi di combattimento che percepivano qualcosa di anomalo.
«Hai sentito?» L’altro soldato gettò la sigaretta nella neve, dove bruciò e si spense. Poi afferrò il fucile con movimenti professionali e precisi. Vado a controllare. Elise sentì il panico crescere dentro di sé come un’onda anomala, minacciando di travolgerla completamente. Non c’era più tempo per la prudenza, non c’era più tempo per la strategia.
Guardò Simone e Hélène e, in silenzio, articolò con le labbra le parole che ora la sua voce non riusciva più a pronunciare. Poi le tre donne corsero, non in avanti, ma verso l’interno del camion. Grida squarciarono la notte, spari echeggiarono come tuoni. Elise sentì qualcosa di caldo sfiorarle la spalla, l’aria mossa dalla palla che le sfiorava la pelle, ma non si fermò.
Saltò sul retro del camion e tirò dentro Simon con una forza che non sapeva di possedere. E Helen entrò subito dopo di lei. Il suo respiro affannoso riempì lo spazio angusto. Elise colpì violentemente la parete laterale del camion, urlando a squarciagola: “Guida! Guida!”. E poi, per un miracolo inspiegabile che sfidava ogni logica, il motore del camion si accese.
Non c’era nessun autista. I soldati la inseguivano ancora, urlando ordini con un rimbombo gutturale. Ma il camion iniziò a muoversi, scendendo lungo la strada in pendenza per pura inerzia e gravità, rotolando sulla neve ghiacciata come una nave alla deriva in un mare in tempesta. Simon guardò Elise, sbalordito, incredulo, i suoi occhi che riflettevano un misto di terrore e meraviglia.
Come? Elise non aveva risposta. Nemmeno lei capiva cosa fosse appena successo. Si aggrappò semplicemente alla parete laterale del camion, sentendo il vento gelido sferzarle il viso, penetrare i vestiti lacerati, e si permise, per la prima volta in quella che le sembrò un’eternità, di credere che forse, solo forse, sarebbe sopravvissuta.