Perché Patrick si muoveva con disinvoltura nell’ombra, nell’ambiguità, in piccoli ambienti privati dove l’unica verità era quella che lui stesso narrava. Ma a un tavolo illuminato a giorno, con testimoni e fatti concreti, il suo fascino appariva come un abito fuori luogo.
«Questa è un’umiliazione», mormorò.
«No», dissi, e questa volta nessuno mi interruppe. «L’umiliazione è stata arrivare a casa dei miei genitori in taxi mentre tu usavi la mia macchina perché tua madre potesse fare un ingresso trionfale in chiesa.»
Patrick aprì la bocca.
L’ho chiuso.
Mio padre si alzò con una lentezza agghiacciante.
«Dovrai fare tre cose», disse. «Dovrai restituire le chiavi. Dovrai consegnare tutta la documentazione relativa all’auto. E domani, entro mezzogiorno, dovrai sederti con Jenna e l’avvocato di famiglia per esaminare cos’altro è stato smaltito a suo nome senza autorizzazione.»
«Avvocato?» ripeté Patrick, non più con rabbia, ma con paura.