Ora, torniamo indietro nel tempo fino al 1848, tre anni prima di quella sanguinosa notte nello scantinato, per capire come una giovane donna innocente sia diventata disposta a rischiare tutto per un uomo che avrebbe potuto distruggerla. New Orleans, Louisiana, primavera del 1848. Iris Whitmore aveva diciassette anni quando il suo mondo crollò. Suo padre, Edmund Whitmore, era stato un affermato commerciante di cotone, la cui ricchezza aveva garantito alla sua famiglia una posizione agiata nella società di New Orleans.
Ma Edmund aveva fatto una serie di investimenti disastrosi in azioni ferroviarie che si rivelarono fraudolente. Nel giro di sei mesi, la fortuna dei Whitmore svanì completamente. La casa fu pignorata dai creditori. I domestici furono licenziati. La famiglia si trovò ad affrontare non solo la povertà, ma la vera e propria indigenza.
La madre di Iris, Caroline, si è messa a letto con quella che il medico ha definito una crisi di nervi. Ma ciò che tutti capirono fu un vero e proprio crollo mentale causato dalla vergogna della loro situazione. Iris si ritrovò improvvisamente responsabile della cura della madre e del benessere della sorella minore, senza soldi, senza prospettive e con la possibilità di essere accettata socialmente che si stava rapidamente riducendo.
Nella spietata logica della società meridionale degli anni Quaranta dell’Ottocento, una donna nubile proveniente da una famiglia disonorata aveva essenzialmente tre opzioni: trovare marito in fretta prima che la notizia dello scandalo si diffondesse troppo, accettare un impiego come governante o dama di compagnia presso una famiglia disposta a chiudere un occhio sulla rovina della sua famiglia, oppure sprofondare nella prostituzione o nel vagabondaggio.
L’opzione intermedia era a malapena migliore dell’ultima, ed entrambe rappresentavano una caduta in disgrazia così completa che il suicidio veniva talvolta considerato preferibile. Iris era bella in un modo che, in circostanze normali, le avrebbe garantito numerosi pretendenti. Aveva capelli biondo platino che le ricadevano in morbide onde fino alla vita quando non erano raccolti, occhi grigio-azzurri che sembravano cambiare colore a seconda della luce e lineamenti delicati che gli artisti avrebbero definito classici.
Ma la bellezza da sola non bastava a superare uno scandalo finanziario in una società ossessionata dal decoro e dalla reputazione. Aveva forse due mesi prima che tutta la società di New Orleans venisse a conoscenza della disgrazia di suo padre. Due mesi per trovare qualcuno disposto a chiudere un occhio sulla rovina della sua famiglia in cambio di giovinezza e bellezza.
Partecipava a tutti gli eventi mondani che le erano possibili, nonostante il guardaroba si stesse rapidamente svuotando, sorridendo alle conversazioni sussurrate che si interrompevano al suo arrivo, sopportando la pietà a malapena celata o le buffonate di donne che un tempo l’avevano considerata alla pari. Fu proprio durante uno di questi eventi, un ricevimento in giardino organizzato dalla famiglia Rouso, che Iris conobbe Nathaniel Bowmont.
Se ne stava in disparte rispetto agli altri ospiti, sotto una quercia ricoperta di muschio spagnolo, osservando le dinamiche sociali con un’espressione che sottendeva divertimento e disprezzo. Aveva 32 anni, quindici più di lei, e portava i tratti aristocratici tipici di una stirpe raffinata, zigomi pronunciati, un naso deciso, capelli scuri che ingrigivano alle tempie e occhi grigio chiaro che sembravano non sfuggire a nulla.