Una fotografia color seppia, una madre con i suoi gemelli, un’epoca passata. Per oltre un secolo, questa fotografia scattata a Puebla, in Messico, è stata ammirata come una semplice scena di amore materno. Ma osservando i dettagli – l’immobilità dei neonati, lo sguardo perso nel vuoto della donna – gli esperti hanno scoperto una storia ben più inquietante, fatta di depressione post-partum, tragedia familiare e un mistero che ancora aleggia negli archivi.
A prima vista, questa stampa, ingiallita dal tempo, assomiglia a migliaia di altri ritratti della fine dell’Ottocento. Raffigura Catalina Ruiz de Herrera, vestita con un abito scuro a collo alto ornato di delicati pizzi, seduta su una sedia riccamente decorata. Tra le sue braccia riposano due neonati in scarpine bianche: Ana Lucía e José Miguel, i suoi gemelli. La scena trasuda la rispettabilità borghese dell’epoca. Suo marito, Don Felipe Herrera, era un prospero mercante di Puebla, e il fotografo, Don Abundio Cortés, godeva di una solida reputazione per i suoi ritratti meticolosi e il suo magistrale uso della luce naturale. Eppure, a un esame più attento, emerge un senso di inquietudine. Lo sguardo di Catalina sembra fluttuare, quasi vuoto. I neonati, dal canto loro, appaiono innaturalmente immobili. Alcuni storici attribuiscono questa impressione ai lunghi tempi di esposizione imposti dalle tecniche fotografiche dell’epoca. Altri la interpretano come un presagio, un silenzioso eco della tragedia che sarebbe seguita.