La zuppa mi colpì in faccia come fuoco liquido e per qualche secondo dimenticai come respirare. La mamma mi stava sopra, stringendo la ciotola vuota, con un’espressione così gelida che a malapena riusciva ad attenuare il dolore lancinante che mi aveva appena inflitto.
«Dalle tutte le tue cose, o vattene!» urlò.
Dietro di lei, la mia sorellastra Violetta sorrideva.
Non era scioccata. Non era imbarazzata.
Vittorioso.
Rimasi immobile al tavolo della cucina, con il brodo bollente che mi colava dal mento sulla camicetta. La pelle mi bruciava. La vista mi si annebbiava. Tutta la cucina odorava di cipolle, brodo di pollo e tradimento.
«Ho appena detto», sussurrai, «no».
Violetta incrociò le braccia. «Mi hai umiliata.»