Per una frazione di secondo, è sembrata scioccata. Poi, all’improvviso, la sua mano è spuntata dal nulla e mi ha colpito in faccia.
Il suono echeggiò.
Un mormorio di stupore si diffuse nella stanza. Ethan fece un passo avanti, la furia che gli si dipingeva sul volto.
Mi toccai la guancia, sbalordito, e la guardai. Lei se ne stava lì, ansimante, come se mi avesse corretto.
Fu allora che mi raddrizzai e dissi, a voce abbastanza alta perché tutti mi sentissero:
“Adesso tocca a te perdere tutto.”
I suoi occhi si spalancarono e mi diede un altro schiaffo.
Più forte.
Ma questa volta non ho battuto ciglio.
Perché non aveva la minima idea di cosa avessi già fatto quella mattina.
Non ho pianto. Non ho reagito. Me ne sono andata.
Ethan mi seguì immediatamente, tenendomi saldamente il gomito. “Stai bene?” chiese, a stento trattenendo la rabbia.
Ho annuito una volta. La guancia mi pulsava.
Alle nostre spalle, la festa cercava goffamente di riprendere, con gli invitati che fingevano di non aver assistito all’aggressione di una madre nei confronti della figlia.
Chloe si precipitò da me per prima. “Oh mio Dio, mamma, cosa hai fatto?” disse, ma i suoi occhi rimasero fissi su di me, intenti a calcolare.