Il secondo incontro fu contro un lottatore di capoeira del Recôncavo, veloce, agile, pericoloso. Le danzava intorno, sferrando calci bassi, calci rotanti. Benedita incassò qualche colpo, ma non cadde. Quando finalmente trovò il suo ritmo, si lanciò in avanti come un treno in corsa, un pugno al mento. Lui perse i sensi a mezz’aria. Il terzo incontro fu contro un ex soldato della Guerra del Platino, tecnico, esperto, spietato. Durò 4 minuti.
Lui le ruppe il naso. Lei gli ruppe tre costole, vincendo ai punti. Quando arrivò in finale, il sole stava già tramontando. Benedita sanguinava, era stanca, ma era in piedi. Il suo avversario era un gigante ancora più grande di lei. 2,10 m, 150 kg. Si chiamava Tomás. Era il figlio di un trafficante di esseri umani. Aveva ucciso sei uomini in combattimenti clandestini.
Eduarda de Araújo si alzò dal palco e scese sul ring. Guardò Benedita con curiosità. Sei coraggiosa o pazza? Benedita non rispose. Eduarda sorrise. Se vinci, voglio assumerti. Benedita sputò sangue per terra. Non sono in vendita. Il combattimento ebbe inizio. Tomás era un mostro. Ogni pugno che tirava era una bomba. Benedita schivava, contrattaccava, ma stava rallentando.
Al terzo round, la colpì con un montante che la scaraventò contro le corde. Cadde. La folla esplose. Joaquim era a bordo ring e gridò: “Alzati!” “Per Vicente, per la sua libertà, alzati!” Benedita udì la sua voce attraverso la nebbia del dolore. Pensò al ragazzo morto, pensò alle catene, pensò alle quattro fattorie, ai sorveglianti, alle notti trascorse incatenata, e qualcosa dentro di lei ruggì. Si alzò in piedi.
Tomás si fece avanti per finirlo. Benedita attese fino all’ultimo secondo. Poi, con tutte le forze che le erano rimaste, gli sferrò un pugno dal basso verso l’alto al mento. Tomás si bloccò, gli occhi gli si rovesciarono all’indietro, crollò a terra come una montagna. La folla ammutolì, poi esplose in grida, applausi e stupore. Joaquim entrò sul ring e abbracciò Benedita.
Riusciva a malapena a stare in piedi. Eduarda scese di nuovo, questa volta con una borsa di cuoio. «Cento contos», disse, porgendola a Joaquim. Lui la aprì, li contò, poi ne prese metà e la diede a Benedita, la sua parte, come promesso. Benedita teneva i soldi, con le mani tremanti. Joaquim sorrise stancamente. «Domani andremo dal notaio.»