Il tema del sambuco emerge più spesso in primavera, quando possiamo preparare tisane, spumanti di sambuco, sciroppi rinfrescanti con i suoi fiori bianco-giallastri, o persino utilizzarli per preparare pancake e ciambelle. In questo periodo, a metà agosto, è di stagione la marmellata di sambuco, che può essere conservata insieme a prugne o more. Ma se ci stanchiamo di preparare la marmellata, possiamo anche farne un ottimo chutney per la selvaggina. Il vino di sambuco (un tipo di vino di frutta) ricavato dalle bacche è un tonico cardiaco tradizionale in alcune regioni. In alcune zone si produce anche la pálinka, un distillato artigianale molto laborioso, raro e costoso.
Quando e dove raccogliere le bacche di sambuco?
La materia prima, ovvero le bacche di sambuco, si trova ovunque: cresce rigogliosa in zone ricche di detriti, prati, margini di boschi, e si può trovare anche in boschetti e lungo le strade. Tuttavia, è preferibile scegliere un cespuglio di sambuco che non si trovi nelle immediate vicinanze di strade trafficate, perché in questi casi i fiori accumulano più polvere e sostanze nocive.
È importante sapere, al momento della raccolta, che il suo stretto parente velenoso è il sambuco rampicante (Sambucus ebulus), una pianta erbacea perenne con un portamento diverso, fiori bianco neve anziché bianco giallastro e antere viola. Un’altra specie affine è il sambuco racemo (Sambucus racemosa), meno adattabile, con infiorescenze verde giallastre e non a forma di disco, bacche rosso corallo e tessuto intestinale dei rami giallo-brunastro anziché bianco. Quest’ultima specie è leggermente velenosa.
Il sambuco nero è anche un blando lassativo, analgesico e immunostimolante.
Non consumatele crude e raccogliete solo le bacche scure, mature e nere, non quelle acerbe!