Berger, che organizzava la cerimonia ogni anno, notò il suo turbamento. “Posso esserle d’aiuto, signore?” chiese gentilmente. L’uomo esitò, poi parlò, con la voce rotta dall’emozione. “Mi chiamo Peter Hoffman, o almeno, questo è il nome con cui sono cresciuto.” Fece un respiro profondo. “Sono cresciuto in Baviera, adottato da una famiglia tedesca che credevo fosse la mia famiglia biologica.”
Ho vissuto tutta la mia vita credendo di essere tedesco di nascita. Ma qualche mese fa, mia madre…» si corresse. «La donna che mi ha cresciuto è morta. Mentre sistemavo le sue cose, ho trovato dei documenti nascosti in fondo a una vecchia cassa. Documenti che rivelavano che ero stato trasferito da un campo in Alsazia nel marzo del 1943.»
Che mia madre biologica fosse francese, che il mio vero nome potesse essere diverso. La signora Berger sentì il cuore sprofondare. Sapete qual è la vostra data di nascita? I documenti dicono: “14 marzo 1943”. Un silenzio calò sul piccolo gruppo riunito attorno al memoriale. La signora Berger scambiò un’occhiata con gli altri organizzatori. “Signore”, disse a bassa voce.
Su questo monumento è inciso un nome che potrebbe interessarvi: Marguerite Roussell. Secondo le testimonianze in nostro possesso, diede alla luce un figlio proprio in quella data, nel campo di concentramento. Suo figlio le fu portato via poco dopo la nascita. Peter Hoffman si avvicinò, con le gambe tremanti. Guardò i nomi incisi sulla pietra finché non trovò quello di Marguerite Roussell.
Allungò una mano tremante e toccò il nome, ripercorrendo ogni lettera con le dita. “Marguerite”, mormorò. “Madre, non c’era assoluta certezza, nessun possibile test del DNA dopo tanti anni senza un corpo da confrontare, nessuna prova documentale definitiva che collegasse Peter Hoffman al figlio di Marguerite Rousell. Ma nel suo cuore, Peter lo sapeva.
Lo sapeva con una profonda certezza che trascende la logica e le prove. Rimase al memoriale per ore quel giorno, anche dopo che tutti gli altri se n’erano andati. Pianse per la madre che non aveva mai conosciuto, per i sei anni rubati, per tutte le domande che non avrebbero mai trovato risposta. Pianse per il bambino che era stato, strappato alla madre pochi minuti dopo la nascita.