Dov’era in quel momento? Era ancora vivo? Sapeva che era stata catturata? Pensò al bambino che cresceva dentro di lei, al calcio che ancora sentiva, un segno di vita e di speranza in quel luogo di morte. Si chiese se avrebbe mai più rivisto il sole sorgere su Tan, se avrebbe mai più rivisto le verdi colline dell’Alsazia in primavera, se avrebbe mai più potuto stringere suo figlio tra le braccia senza che qualcuno venisse a portarglielo via.
Lei non lo sapeva, ma in quel preciso istante, in un ufficio adiacente al campo, un medico tedesco di nome Dr. Klaus Hoffman stava esaminando delle cartelle cliniche alla luce di una lampada a cherosene. Era stato incaricato del programma, un esperimento che non aveva un nome ufficiale, ma di cui tutti i partecipanti erano a conoscenza.
Un programma che considerava le donne incinte come materiale biologico, come una risorsa, come un problema da risolvere, un’equazione da bilanciare nella grande visione razziale del Reich. E Marguerite Roussell era appena diventata un’altra voce in questo mucchio, un altro numero in un registro che la storia avrebbe cercato di cancellare. Il vento ululava fuori, scuotendo le assi mal assemblate della baracca.
Marguerite chiuse gli occhi e pregò, non per sé, ma per suo figlio, affinché sopravvivesse, conoscesse un mondo migliore di questo, affinché un giorno sapesse che sua madre lo aveva amato fino all’ultimo respiro. Ma cosa stava realmente accadendo in quel campo? Perché le donne incinte erano considerate una minaccia? E cosa significa purificazione dal sangue nemico? Ciò che scoprirete nei prossimi capitoli non è finzione.