Questi sono fatti che gli archivi della Gestapo hanno tentato di nascondere. Continuate ad ascoltare e preparatevi a scoprire la verità che hanno cercato di seppellire insieme a queste donne. L’alba arrivò senza colore, il cielo rimase pesante, grigio come il piombo, e la neve accumulata sui tetti del campo conferiva al luogo un aspetto ancora più isolato dal mondo.
Marguerite si svegliò con l’acqua gelida. I suoi vestiti erano umidi, intrisi dell’umidità ghiacciata che saliva dal terreno, e la paglia che fungeva da materasso non offriva alcun conforto. Accanto a lui, Simon dormiva ancora, o fingeva di dormire. Era difficile distinguerli in un posto come quello, sonno e veglia si fondevano nella stessa nebbia della sopravvivenza.
Alle sei del mattino, una sirena stridula risuonò in tutta la caserma, squarciando il fragile silenzio. Alle donne fu ordinato di alzarsi immediatamente. I soldati bussarono alle porte con i manganelli, incalzandole con ordini gutturali e minacce a malapena velate. Marguerite aiutò Simone ad alzarsi. L’infermiera era debole, il viso pallido come la cera.
Le sue labbra screpolate sanguinavano leggermente. «Non ce la faccio più», mormorò, la voce appena udibile. Marguerite le strinse la mano con una forza che credeva di non possedere più. «Devi resistere per il tuo bambino, per tutti noi». Furono condotte in fila indiana verso un’altra baracca, illuminata da lampade fioche che pendevano dal soffitto, proiettando ombre sinistre sulle spoglie pareti di legno.