Questi brevi momenti di contatto, che gli altri davano per scontati, diventavano quasi dolorosi per Iris, mettendo in luce l’immenso vuoto della sua stessa esistenza. Nathaniel sembrava completamente ignaro del suo crescente disagio. O forse ne era consapevole, ma non sapeva come affrontarlo. Le loro conversazioni rimanevano formali e impersonali.
Discutevano di gestione domestica, obblighi sociali, attualità. Mai di sentimenti, mai di bisogni, mai del vuoto crescente che Iris sentiva consumarla dall’interno. Fu in questo paesaggio emotivamente arido che Tobias arrivò nella primavera del 1851, tre anni dopo il matrimonio di Iris. Tre anni vissuti come un fantasma nel proprio corpo, a guardare la vita degli altri scorrere mentre lei esisteva in un cauto isolamento.
Nathaniel aveva acquistato Tobias a un’asta di schiavi a Baton Rouge, anche se forse “acquistato” non era la parola giusta. Tobias era stato offerto praticamente gratis, il suo precedente proprietario era disperato di liberarsene a prescindere dalla perdita economica. Il motivo divenne chiaro quando Nathaniel lo portò a Bowmont Manor.
Tobias era enorme, alto 2 metri e 8 centimetri, con una corporatura massiccia di pura muscolatura che lo faceva sembrare più una creatura della mitologia antica che un uomo. La sua pelle era di un nero intenso, i suoi lineamenti africani, con zigomi alti e un naso largo. I suoi occhi erano scuri e intensi, ardenti di una furia a stento repressa.
Irradiava una forza fisica così profonda da sembrare quasi soprannaturale. Ma era la storia che lo riguardava a far sussurrare e a far farsi il segno della croce ai servi al suo arrivo. Tobias era stato accusato di aver ucciso tre donne nella sua precedente piantagione. I dettagli erano volutamente vaghi, ma l’implicazione era chiara. Tobias aveva aggredito e ucciso donne schiave in preda a un’ira incontrollabile.
Il suo precedente proprietario non era stato in grado di provare in modo definitivo queste accuse. La testimonianza degli schiavi non era ammissibile in tribunale, ma le prove circostanziali erano state abbastanza consistenti da convincerlo che Tobias fosse troppo pericoloso per tenerlo. Nathaniel lo aveva comunque acquisito, spinto dalla stessa ossessiva necessità di controllo che governava ogni aspetto della sua vita.
Uno schiavo pericoloso poteva rivelarsi utile se gestito correttamente, e Nathaniel credeva fermamente nella sua capacità di gestire qualsiasi cosa attraverso sistemi e procedure meticolose. Fece costruire una cella nel seminterrato di Bowmont Manor, con catene di ferro imbullonate alle pareti di pietra, abbastanza robuste da reggere la forza imponente di Tobias.