Tobias veniva tenuto lì in isolamento, portato fuori solo per lavori pesanti sotto stretta sorveglianza, per poi essere immediatamente riportato in confinamento. Al personale domestico era stato ordinato di stare completamente lontano dal seminterrato, e Nathaniel aveva esplicitamente proibito a Iris di avvicinarsi a Tobias. È estremamente pericoloso.
Nathaniel le disse il giorno in cui arrivò Tobias: “Probabilmente pazzo, di certo violento oltre ogni limite che io abbia mai incontrato. Ora il seminterrato ti è severamente vietato. Voglio la tua parola che non tenterai mai di andarci.” Iris diede la sua parola automaticamente, non essendo particolarmente interessata a incontrare uno schiavo violento, a prescindere dal divieto.
Nella sua vita c’era già abbastanza vuoto, senza bisogno di cercare ulteriore oscurità. Ma tre settimane dopo l’arrivo di Tobias, qualcosa cambiò. Iris stava passeggiando in giardino al crepuscolo, uno dei suoi pochi veri piaceri nella scrupolosa monotonia della sua routine quotidiana. Sentì un suono provenire dalla direzione della casa, un profondo ruggito senza parole che sembrò vibrare nell’aria stessa.
Si voltò e vide, attraverso una piccola finestra del seminterrato, probabilmente lasciata aperta per arieggiare, una figura muoversi nell’oscurità sottostante. Tobias, e per un istante il suo volto apparve in quella finestra, illuminato dalla luce di una lampada proveniente da qualche punto più profondo del seminterrato. I loro sguardi si incrociarono in lontananza. Iris sentì una scossa attraversarle tutto il corpo, elettrica e terrificante.
Tobias la fissò con un’intensità che la fece sentire esposta, vulnerabile e stranamente viva. Poi sparì, trascinato di nuovo nell’oscurità da catene che lei non riusciva a vedere. Iris rimase immobile in giardino, con il cuore che le batteva forte. Quello sguardo aveva penetrato qualcosa dentro di lei che era rimasto insensibile per tre anni.
Sentiva il suo corpo reagire in modi che non comprendeva: calore, pressione e un dolore al tempo stesso fastidioso e irresistibile. Quella notte andò a letto, ma non riuscì a dormire. Continuava a vedere il volto di Tobias alla finestra, continuava a sentire quella scossa elettrica di connessione, il suo corpo era ipersensibile, la sua pelle vibrante a ogni consistenza dei tessuti e all’aria.
Le sue mani vagavano sul proprio corpo, esplorando sensazioni che aveva ignorato per tre anni. E quando finalmente si toccò in modi che le erano stati insegnati come peccaminosi e sbagliati, provò per la prima volta un rilascio fisico che la lasciò senza fiato, piena di vergogna e con un disperato bisogno di altro. Il giorno dopo, Iris si disse che avrebbe dimenticato Tobias, che sarebbe tornata alla sua scrupolosa routine di intorpidimento emotivo, ma non ci riuscì.
Quella notte, si ritrovò in cima alle scale della cantina, a fissare la porta chiusa a chiave. Solo un controllo, si disse, per assicurarmi che le catene siano ben chiuse, per assicurarmi che lui sia al sicuro. Scese lentamente le scale, con una candela in mano, il cuore che le batteva forte per la paura e per qualcos’altro che non voleva nominare.
Il seminterrato era freddo e umido, con un odore di terra, ruggine e qualcosa di animalesco. Prima ancora di vederlo, sentì il respiro di Tobias, profondo e regolare, e in qualche modo minaccioso persino nella sua regolarità. Poi svoltò l’angolo, ed eccolo lì, incatenato al muro con maglie di ferro spesse quanto il suo polso, con le mani e i piedi massicci legati, incapaci di muoversi per più di pochi passi in qualsiasi direzione.
Indossava solo dei pantaloni ruvidi, il petto nudo e coperto di cicatrici che testimoniavano una vita di violenza subita e inflitta. Quando vide Iris, non disse una parola. Forse non poteva parlare, o forse aveva scelto il silenzio come ultima forma di potere. Ma i suoi occhi parlavano da soli. Sfida, curiosità e qualcosa di più oscuro che fece mancare il respiro a Iris. “Dicono che tu abbia ucciso tre donne”, si sentì dire Iris, la voce appena un sussurro.