Sua moglie non lo sapeva, spiegò, ma stava usando sperma di donatore per il loro ciclo di fecondazione in vitro. Un problema genetico familiare di cui non voleva gravare su di lei. Niente di losco, affermò. Aveva solo bisogno di aiuto per mantenere il segreto.
Ha detto che avrebbe pagato bene per l’aiuto.
Trentamila dollari.
Per un’infermiera che guadagnava cinquantaduemila dollari all’anno ed era sommersa dai prestiti studenteschi e dai debiti delle carte di credito, era quasi impossibile rifiutare.
Molly ha aiutato a scambiare i campioni.
Lo sperma di mio marito, che comunque non avrebbe potuto portare a una gravidanza, è stato sostituito con sperma proveniente da un donatore a pagamento.
Anche l’embriologo era coinvolto. Grant lo aveva contattato separatamente, con un altro pagamento. Tra i due, lo scambio è passato inosservato.
«Il marito sa quello che fa», disse l’embriologo a Molly quando la sua coscienza iniziò a farsi strada. «Non sono affari nostri gli accordi che le coppie sposate prendono».
Ma erano affari loro. E la cosa la turbava.
La cosa tormentava Molly, soprattutto quando lesse nella cartella clinica che la gravidanza era andata a buon fine. Da qualche parte, si rese conto, c’era una donna che portava in grembo un bambino che credeva fosse figlio di suo marito, ma non lo era.
Il senso di colpa la distrusse.
Non riusciva a guardarsi allo specchio. Chiamava continuamente per dire che era malata. Ha iniziato ad avere attacchi di panico al lavoro.
Tre settimane fa, alla fine ha ceduto. Ha raccontato tutto a Claire.
Sedevo in quel piccolo ufficio, ad ascoltare il dottor Brennan che spiegava come mio marito avesse speso cinquantamila dollari per incastrarmi con l’accusa di tradimento.
Cinquantamila dollari.
Quella cifra era superiore a quanto aveva speso per tutto il nostro matrimonio, luna di miele compresa. Credo di aver finalmente capito quali fossero sempre state le sue vere priorità.
E di certo non si trattava di un open bar.
Ma c’era di più. Molto di più.
Claire ha esposto l’intero piano: la truffa a lungo termine di Grant, il progetto che aveva elaborato pezzo per pezzo per oltre un anno.
La prima fase era già stata completata: corrompere il personale della clinica, scambiare i campioni di sperma, assicurarsi che tutti rimanessero in silenzio.
Anche la seconda fase era completa: attendere una gravidanza a buon fine. Recitare la parte del futuro padre devoto ed entusiasta. Costruire l’immagine perfetta.
La terza fase era prevista dopo la nascita del bambino. Grant avrebbe chiesto all’embriologo di modificare la documentazione clinica. I documenti sarebbero stati alterati per far risultare che il nostro secondo ciclo di fecondazione in vitro era fallito.
In questo modo sembrerebbe che il concepimento sia avvenuto in modo naturale in seguito.
La quarta fase era la trappola.