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Caleb entrò nella stanza d’ospedale alle 15:11 con la stessa espressione preoccupata che aveva avuto per tutto il pomeriggio.
Teneva in equilibrio la tazza di ceramica nella mano destra.
Dal tè, di un leggero color giallo limone, si sprigionò un vapore sottile e vorticoso, diffondendo il dolce profumo di miele nella stanza fredda. Lo stomaco di Rebecca si strinse ancora prima che la tazza venisse posata sul vassoio.
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Dietro di lui c’era il dottor Harris.
Ma questa volta, il dottore non era solo.
Una donna con un blazer color antracite lo seguiva, i capelli raccolti in basso, il badge appuntato alla tasca invece che al collo. Accanto a lei c’era una guardia di sicurezza dell’ospedale con una mano appoggiata silenziosamente sulla radio.
Il sorriso di Caleb durò mezzo secondo di troppo.
“Rebecca”, disse dolcemente, “ti ho portato il tè.”
Le sue dita rimasero strette attorno al tablet sotto la coperta.