Ho la gola secca.
“Dov’è mio figlio?”
Prima che potesse rispondere, l’uomo più alto si voltò verso di me.
“Signora, sono il tenente Carlson e questi sono i miei colleghi. Potrebbe entrare un attimo, per favore, così possiamo parlare?”
Annuii ed entrai, ma vidi Dunn in piedi in un angolo con un’espressione cupa.
La stanza era già piena, con Carlson e un altro agente all’interno, quando Carlson fece un cenno verso la porta.
Portatelo dentro.
La porta si aprì di nuovo e Leo entrò.
Nel momento in cui ho visto il suo volto, sono impallidita.
Mio figlio sembrava terrorizzato.
I suoi occhi si spostavano dagli uomini… a me… e poi di nuovo agli uomini.
«Mamma?» disse, con la voce già tremante.
Mi sono precipitato da lui. “Ehi, ehi, va tutto bene. Sono qui.”
Ma non si rilassò.
“Non volevo creare problemi”, disse in fretta. “So che non avrei dovuto farlo. Non lo farò più, sul serio.”
Mi si è spezzato il cuore quando l’ho sentito.
“Avresti dovuto pensarci prima”, borbottò Dunn.